Non c’è più democrazia?

Democrazia significa “governo del popolo”: nell’antica Grecia (che ci ha trasmesso il concetto) il popolo si radunava in piazza e decideva; cioè, la plebaglia ignorante dopo aver ascoltato i soliti quattro leader che sapevano parlare con trasporto e aulici concetti (specie delle cose che anche loro ignoravano), applaudiva le belle parole senza averle capite consegnando il governo del paese a quei furboni. Da allora qualsiasi tipo di governo ha operato e parlato in nome del popolo sovrano: anche quei capi carismatici, capaci di attirare i consensi, agiscono sempre su mandato del popolo (pervenuto dal responso delle urne o da facinorosi scesi in piazza con fez, striscioni o bombe molotov). Tra i governi, detti sociologicamente aperti (democratici) o chiusi (dittatoriali), dal punto di vista del consenso non c’è differenza. Tutti sono entrati vittoriosi nel Palazzo per volontà popolare certificata dai numeri: chi dalle schede uscite dalla urne, chi dalla massa osannante in piazza.

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Simboli e partiti

Al momento della chiamata al voto un peso preponderante hanno i bisogni e i valori; sono le aspettative del singolo cittadino che diventano aspirazioni di gruppo, cioè la somma mediata delle singole aspettative dei soggetti che lo formano. Gruppi che si differenziano fra loro proprio sulle aspettative rivolte a soddisfare dei bisogni in un quadro di valori condivisi. Riprendendo una nota di Roberto Canali, su L’opinione del demodoxalogo ho richiamato il peso evocativo dei simboli di partito sulle decisioni elettorali del cittadino. Leggi tutto “Simboli e partiti”

Dalla “melma”: la dottrina che fa perdere il PD

Pubblicato su Gli Italiani il 20/09/2010

L’articolo di Angelo Panebianco, apparso sul Corriere della Sera il 18 settembre, è stato un vero sasso nello stagno torbido di questa politica italiana. Purtroppo l’impatto non ha allargato i cerchi spostando la melma, ma piuttosto ha smosso quella più profonda. «Un partito senza identità», lo ha definito l’autore, e vorrei integrare il suo commento con delle considerazioni che escono dal fondo dello stagno di cui sopra, cioè quello i cui sedimenti sono rappresentati dagli italiani ammutoliti, e annichiliti, da un atteggiamento quanto mai inopportuno in un momento di anomala complessità, in cui dovrebbero, invece, emergere tutte le forze. Persino quelle della base, della “melma”. Leggi tutto “Dalla “melma”: la dottrina che fa perdere il PD”

Il bidone del federalismo

Sono sufficientemente esperto di federalismo da potermi permettere una nota sul recente articolo di Giulio D’Orazio: sono uno dei fondatori della Lega Nord (congresso di Pieve Emanuele nel 1991), essendo stato tra i fondatori del Movimento federalista ed autonomista Union Piemonteisa (1978/79) confluito nella Lega Nord dieci anni dopo. I movimenti federalisti del Nord Italia nacquero per ispirazione di Carlo Cattaneo, della Carta di Chivasso e per l’opera di proselitismo di Bruno Salvadori della Union Valdotaine (deceduto dopo poco in un discusso incidente d’auto). Sono uscito dalla Lega poiché questo partito ha fortemente deviato dalle finalità originali, che erano:

  • definire la composizione di tutte le popolazioni europee (circa 350 etnie dotate ciascuna di propria lingua, cultura, usi e costumi) e tra esse definire le etnie della penisola italiana, che non corrispondono alle collocazioni territoriali attuali volute a tavolino dai Savoja, e che quindi non corrispondono alle attuali regioni;
  • federare le etnie viciniori su imitazione dei cantoni svizzeri e successivamente confederare detti cantoni in una Europa federale eliminando gli attuali cosiddetti stati nazionali come Italia, Francia, Spagna ecc.

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Federalismo? Imbecillità!

Non mi si può accusare di essere contro uno Stato basato sulla federazione regionale: nel lontano 1956 fui eletto nel consiglio direttivo romano del Movimento Federalista Europeo e successivamente partecipai ad un corso di formazione politica di otto giorni che si svolse nel castello di Sermoneta (Latina), messo a disposizione dalla famiglia Caetani; conservo ancora l’attestato firmato da uno dei padri dell’Unione Europea: Altiero Spinelli. Leggi tutto “Federalismo? Imbecillità!”

A proposito di Caligola

Ho letto “Il cavallo di Caligola”: dalle mie ricerche (prive di attendibilità storica) ritengo di aver capito che Caligola avesse una cattiva opinione dei suoi senatori tanto da giudicarli, sicuramente a torto, dei sonori “asini”! Cosicché pensò di mettere in mezzo ad una mandria di asini almeno un cavallo di razza! Questo dovrebbe essere il senso ilare della faccenda; analogamente in un parlamento di “puttane e vacche” nascoste fu inserita una puttana palese di nome Cicciolina, candidata dai radicali, che invece fu per spregio caligoliano eletta con i voti dei fascisti (che fecero questo ragionamento: “siete tutti delle puttane e noi ve ne mandiamo una vera”). Leggi tutto “A proposito di Caligola”

Simboli e consenso

Indipendente da altre variabili (programmi, candidati, propaganda ecc.), parte del successo della Democrazia Cristiana fu nel sostantivo “democrazia” unito a “cristiana” e al motto “libertas”: concetti chiave impressi su uno scudo con una croce in campo bianco (colore “immacolato”). La “croce” simbolo cristiano e lo “scudo” strumento di protezione dagli attacchi degli avversari di allora (i comunisti, armati simbolicamente di falce e martello): il nemico “rosso” che avrebbe potuto attentare agli interessi della classe sociale che deteneva il potere e ogni tipo di proprietà.

Ma la DC fu più di un partito espressione di classe: attraverso tale mistificazione simbolica riuscì ad aggregare intorno a sé le masse popolari cattoliche. Tanto che il suo organo di stampa ufficiale portava un titolo a sua volta ingannevole: Il Popolo. La Democrazia Cristiana scomparve per i motivi storici che si conoscono, ma non è scomparsa la sostanza della sua politica che oggi è rinata in altre forme mistificatorie. La metamorfosi più evidente è rappresentata dal Popolo della Libertà, un movimento politico che difende anche i valori del cristianesimo e che riassume le parole popolo e libertà usate dalla vecchia DC. Leggi tutto “Simboli e consenso”

Democrazia a rischio

La democrazia adulta è sinonimo di maturità e garanzia di libertà e uguaglianza. In Italia c’è un governo eletto democraticamente e i rappresentanti del popolo dovrebbero essere persone capaci e corrette. I diritti sarebbero garantiti e i doveri richiesti: nei tribunali c’è scritto “la legge è uguale per tutti”. La democrazia ha bisogno di certezze e di regole stabili, ma nel nostro paese spesso tali principi sono calpestati: così le disuguaglianze tra cittadini crescono. Per arginare tali effetti, le nostre istituzioni (come quelle di altri paesi democratici), in virtù della loro lungimiranza, mettono in atto dei correttivi per garantirsi la fiducia della popolazione.

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Berlusca seconda maniera

E’ morto Mike Bongiorno che aveva cartelle cliniche ineccepibili e di lunga vita. Si diceva comunemente che Mike e Silvio Berlusconi fossero fino a qualche tempo fa amicissimi, tanto che, si mormorava in taluni ambienti politici, Berlusconi lo avrebbe consigliato di prendere la cittadinanza italiana (rinunciando dunque a quella americana) per poterlo proporre come senatore a vita. Il sogno di Mike sarebbe stato (secondo le stesse dichiarazioni di Berlusconi in tv) diventare senatore della Repubblica. Nulla avrebbe vietato a Berlusconi di imporlo in un collegio elettorale alle ultime elezioni per farlo senatore (non però a vita, ma data l’età…) così come Caligola fece senatore il proprio cavallo. Ma ciò non fu fatto: forse Berlusconi ingannò l’amico fedele Mike, sapendo in realtà fin dall’inizio di non poterlo proporre in lista come senatore né al presidente della Repubblica come senatore a vita. Leggi tutto “Berlusca seconda maniera”

Cancellare il passato

Prima pagina della Padania del 1998
Prima pagina della Padania del 1998

C’era una volta… – La Lega! – diranno subito i lettori. Ebbene, sì: la Lega Nord di una volta era davvero molto diversa da quella di oggi. Per rendersene conto è sufficiente rileggere quello che pubblicava tra il 1998 e il 1999 la Padania, il quotidiano del partito di Bossi. Ricordate? I rapporti tra il Senatur e il Cavaliere non erano certo idilliaci come ora e i titoli di alcuni articoli dell’epoca sono inequivocabili: “Soldi sporchi nei forzieri del Berlusca” (2 luglio 1998), “Silvio riciclava i soldi della mafia” (7 luglio 1998), “Berlusconi mafioso?” (8 luglio 1998), “Così il Biscione si mise la coppola” (10 luglio 1998), “Le gesta di Lucky Berlusca” (10 agosto 1998), “La Fininvest è nata da Cosa Nostra” (27 ottobre 1997), “C’è una legge inapplicata: Berlusconi è ineleggibile” (25 novembre 1999).

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Bruno Zarzaca ©reative ©ommons BY NC ND 1997-2022