Simboli e partiti

Al momento della chiamata al voto un peso preponderante hanno i bisogni e i valori; sono le aspettative del singolo cittadino che diventano aspirazioni di gruppo, cioè la somma mediata delle singole aspettative dei soggetti che lo formano. Gruppi che si differenziano fra loro proprio sulle aspettative rivolte a soddisfare dei bisogni in un quadro di valori condivisi. Riprendendo una nota di Roberto Canali, su L’opinione del demodoxalogo ho richiamato il peso evocativo dei simboli di partito sulle decisioni elettorali del cittadino. Nel secolo scorso, con la guerra fredda tra Est e Ovest e la battaglia anticomunista della Chiesa, il simbolo della croce assunto dalla Democrazia Cristiana è servito a richiamare i fedeli intorno a dei valori condivisi. Così come la bandiera italiana del Partito Liberale si riallacciava al Risorgimento, mentre il Movimento Sociale Italiano con quel “sociale” – che richiamava la repubblica sociale di Salò (senza menzionare la sigla Msi intesa come “Mussolini Sei Immortale”) – aggregava intorno ai valori della Patria e del Fascismo coloro che ancora vi credevano. Forza Italia è stato un invito a rialzarsi da tangentopoli e andare verso un Paese diverso. E l’Italia dei Valori fa proprio riferimento ai “valori” di buoncostume e legalità… Ma con il progresso tecnologico e sociale mutano anche i bisogni e i valori, quindi le aspettative personali e le aspirazioni dei gruppi sociali.

I valori Dio, Patria e Famiglia sono in decadimento: l’Europa e il federalismo hanno soppiantato la patria, la famiglia è un concetto allargato a più padri, madri, compagni/e di percorso; per non menzionare la Chiesa in crisi per essere abbarbicata al passato e aver scoperto tardivamente gli scandali al suo interno. Oggi si crede molto meno ai valori (in quanto non fungibili) e si spera (perché l’uomo deve sempre credere in qualcosa) in un futuro migliore, almeno per i propri figli. Ecco allora gli strateghi della comunicazione politica appropriarsi del “futuro”: lo ha Gianfranco Fini nel suo partito, così come Francesco Rutelli e Luca Montezemolo nella sua fondazione, oltre a tanti altri di minore rilevanza.

Ma, oltre al richiamo dei valori e all’individuazione di quella formazione politica che possa soddisfare i propri bisogni e legittimi interessi, il popolo vota anche in base alle immutabili antipatie, simpatie, rancori e ribellioni. È questo il motivo delle astensioni o del successo di politici improvvisati o, addirittura, l’elezione in Parlamento di comprovati malviventi. C’è sempre una buona fetta di elettori che, per rabbia o per illusione, vota il divo del momento (così come rappresentato dai mass-media: eroe o farabutto) senza associarlo a valori o disvalori: come segno di protesta (l’ultimo atto consentito al popolo per esternare l’insoddisfazione).

Una insoddisfazione che sale ogni giorno di più, aggravata non solo dalla situazione economica e sociale, ma soprattutto dal teatrino della politica. Una marea esasperata che potrebbe dare parecchi dispiaceri ai parrucconi delle oligarchie politiche.

Bruno Zarzaca ©reative ©ommons BY NC ND 1997-2022