Demodoxalogia della comunicazione

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La demodoxalogia andrebbe inquadrata nel campo delle scienze sociali e della comunicazione. È in estrema sintesi quanto ho sostenuto al convegno nazionale dell’associazione dei sociologi ANS tenuto alla Sapienza l’11 giugno 2009. In questo senso è significativo che l’incontro si sia svolto a Scienze della comunicazione, una Facoltà sorta proprio nell’alveo della sociologia grazie all’impegno istituzionale di Mario Morcellini e Paolo De Nardis negli anni novanta. I due docenti, presenti al convegno, hanno mostrato interesse alla proposta avanzata a nome della Società italiana di demodoxalogia SIDD: non possiamo che augurarci sviluppi interessanti in tempi ragionevoli. Nel frattempo altre iniziative di divulgazione della demodoxalogia sono già programmate per i prossimi mesi: sul nostro sito all’indirizzo OpinionePubblica.Com saranno pubblicati tutti gli aggiornamenti in proposito.

Intanto, proviamo ad accennare ad alcuni dei motivi che spingono a sostenere la rilevanza della demodoxalogia per il mondo accademico e professionale degli operatori della comunicazione.

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Informazione e partecipazione

Osservando l’informazione televisiva e della carta stampata di una quarantina di anni fa in Italia, si ritrovano le stesse problematiche di oggi circa il ruolo che l’informazione dovrebbe avere nel contribuire alla crescita del livello di cultura e conoscenza dei cittadini, e quindi della loro partecipazione alla gestione della cosa pubblica. Anzi, il notevole aumento del numero dei giornali e delle emittenti radiotelevisive che attualmente operano rispetto ad allora sembrerebbe aver prodotto una maggiore confusione, incapacità interpretativa e scarso esercizio critico.

Specialmente per quello che riguarda i giornali quotidiani, alla scarsa lettura è possibile ricollegare l’assenza di scopi chiari e precisi da parte dei cittadini di ogni ceto e la loro non partecipazione consapevole alla vita socio-politica. Del resto, è normale che fonti più dirette, come quelle offerte dalle radio e dalle televisioni, in particolar modo in una cultura chiusa e tradizionale come quella della maggior parte delle regioni italiane, siano preferite a una conoscenza mediata attraverso la carta stampata che per molti è di difficile reperimento e richiede capacità di decifrazione. Leggi tutto “Informazione e partecipazione”

Industria della comunicazione

Copertina del rapporto IEM
Copertina del rapporto IEM

Agenzia stampa Informatore economico sociale, 25/12/2008

Il 18 dicembre scorso si è tenuto a Roma il sesto summit sull’industria della comunicazione organizzato dalla Fondazione Rosselli. L’appuntamento con la presentazione del rapporto realizzato dall’Istituto di economia dei media (Iem) è stato un’occasione di confronto tra imprese, studiosi e legislatori sulle trasformazioni dell’industria della comunicazione negli ultimi vent’anni. Un’industria che nel 1987 valeva 28 miliardi di euro e oggi supera i 100 miliardi.

In effetti l’undicesimo rapporto Iem edito da Guerini (in allegato un cd con tutti i precedenti rapporti) è insieme un’edizione ordinaria e straordinaria. Lo ha sottolineato la curatrice Flavia Barca celebrando i primi dieci rapporti Iem con un’analisi storica di dati, trend e raffronti internazionali per tutti i settori dell’ICT. Nella sua relazione sono indicati quattro punti di rottura del sistema dei media in Italia negli ultimi due decenni: lo sviluppo della pubblicità negli anni ottanta, la diffusione dei computer e di internet, il successo della telefonia mobile, la novità della pay-tv.

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