Unesco e demodoxalogia

Un documento dell’Unesco (l’organizzazione dell’ONU per l’educazione, la scienza e la cultura) datato 7 marzo 1956 è di eccezionale importanza nella storia del giornalismo e della demodoxalogia: si tratta della relazione riservata di Jacques Bourquin (Univ. di Losanna) sulla formazione professionale dei giornalisti in alcuni paesi europei; tale ricerca è stata realizzata in occasione della riunione internazionale degli esperti di formazione professionale dei giornalisti, svoltasi nella sede dell’Unesco dal 9 al 13 aprile 1956.

Nelle pagine dedicate all’Italia, descrivendo la situazione antecedente il 1945, si citano la scuola di giornalismo organizzata a Roma nel 1928 dalla Federazione della stampa e, soprattutto, il corso di specializzazione in giornalismo attivato lo stesso anno presso l’Università di Perugia (con la docenza ordinaria di storia del giornalismo affidata a Paolo Orano). Il documento dell’Unesco nomina anche gli altri quattro studiosi dell’epoca titolari in Italia di una libera docenza in giornalismo: Federico Augusto Perini-Bembo, Francesco Fattorello, Carlo Barbieri e Giuliano Gaeta. Ricordiamo soltanto che sono tutti annoverati dalla SIDD tra i fondatori e pionieri della demodoxalogia.

La parte della relazione Bourquin dedicata alla situazione italiana attuale (nel 1956) descrive in primo luogo il Centro di demodossalogia instituito a Roma nel 1939 per studiare “la science et l’art de l’opinion pubblique” (il documento originale è redatto in francese), spiegando le diverse attività che vi si svolgevano. Di seguito, nel citato documento si descrivono (nell’ordine): l’Istituto italiano di pubblicismo, fondato nel 1947 dal prof. Fattorello (al quale si devono anche un corso presso la Facoltà di statistica della Sapienza e una Scuola di pubblicistica); l’Istituto superiore di scienze dell’opinione pubblica aperto nel 1948 da Felix A. Morlion nell’ambito della fondazione di un’università cattolica non citata (si tratta della Pro Deo, l’attuale Luiss, ndr); il corso di giornalismo organizzato nel 1950 dall’agenzia stampa Comond (dove si studiava anche la demodoxalogia); i corsi di giornalismo istituiti nel 1949 dall’associazione stampa emiliana presso l’Università libera di Urbino; la cattedra di “psico-giornalismo” (sic) istituita nel 1951 all’Istituto superiore di psicologia sociale di Torino; l’Istituto di giornalismo di Palermo fondato nel 1952 da M. E. Melati (dove si tenevano anche conferenze di demodoxalogia). La relazione di Bourquin si conclude con una valutazione del “successo” di tali corsi, considerando che solo gli studenti del Centro di demodossalogia erano stati oltre ottocento.

In conclusione, il documento dell’Unesco – oltre che un prestigioso riconoscimento internazionale, ormai storico – testimonia l’importanza della tradizione di studi italiana sostenuta dai soci della Sidd e ribadisce una primogenitura demodoxalogica nella storia del giornalismo e della scienza dell’opinione pubblica: è un’eredità preziosa che si è sviluppata in anni recenti nelle scienze della comunicazione, ma il cui riconoscimento – sostenuto dalla Sidd – non è ancora pienamente compiuto. Come anticipato in un recente articolo, ci auguriamo che le aperture del mondo accademico alla demodoxalogia possano portare interessanti novità sulla questione della rivalutazione storica della disciplina e in particolare dell’originale metodo dell’indagine demodoxalogica (c.d. “inde”).

Bruno Zarzaca ©reative ©ommons BY NC ND 1997-2022