17/in giacca e giacché

Il subcapitano intuisce la rotta ma non riconosce altra autorità: ché popolarpopulista il capitano è sempre l'umanità. Conciofossesiacosaché, per non sbagliare, saluto e maledico un manipolo di androidi che si fottono quattro sirene sperdute: quattro fottute parole le incarto strette con un vaffanculo e seguo la mulattiera. Brave persone di giacca passeggiano con le mani in tasca e il respiro fiero. Non dite alle mamme che sono atipici: li credono disoccupati. I haven't haven... Non vorrei mancare l'appuntamento sopra la pioggia con Orione e un dubbio che mi fissa da lontano. La pecora elettrica scruta nel cielo oltre le nuvole: ormai sono una punta di stella, quando una che sembra umana mi sussurra da un angolo fumoso. Un disperato regalo per chi non ha più una cippa da razzolare in terra. Così domani abbrunirò le scarpe al sole e punterò un pensiero a poker. Non avrò risposte all'inquietudine, ma la via lattea è una meraviglia senza parole. E scriverò qualcosa, proverò a sognare, prometto sarò migliore: tutte bugie per non gettare altra vita ai cani feroci del gossip de noartri. Non c'è vino per dimenticare, purtroppo non sarà il vento a spazzare via la palta: un lieve soffio spezzerà le radici marce e porterà via sentimenti leggeri. Certe amicizie gelano il sangue. Un soffio forte sul castello di carte, l'imperatore di merda alza lo sguardo, le nuvole corrono via. Mancava qualcuno all'appello dei traditori: benvenuti miei cari umanoidi! ma dove cazzo andrete così di fretta? Credo la vostra rotta punti al cimitero degli elefanti: vi saluto con un altro vaffanculo. Giacchè un'ombra si confonde alla mia, nel silenzio dei passi del tempo, rilancio altrove.

Tvtanic continua