L’algoritmia della Colonna Traiana

Relazione presentata alla LXVIII riunione (2006) della Sips

La colonna traiana in un'incisione di Piranesi
La colonna traiana in un’incisione di Piranesi

Considerato l’interesse suscitato dal precedente articolo sulla colonna traiana, pubblichiamo ora l’intervento integrale di analisi archeodemodoxalogica sul monumento romano: un abbecedario di pianificazione comunicativa.

Nel 1929, la demodoxalogia, in quanto scienza (si avvale dei parametri oggettivi di ogni disciplina) ed arte (si avvale di ogni umana teoria analitico-interpretativa), nasce come insegnamento accademico presso l’Università di Perugia, Italia. Ben presto verrà insegnata anche nell’Università di Roma, fino agli anni Ottanta del secolo scorso. E’ stata esportata in ogni angolo del globo. Viene impiegata in ogni settore comunicativo. Nel Dizionario Palazzi, ed.1939, si trova la definizione: “demodossologia sf. [dal greco demos, popolo; doxa, opinione; logos, studio]: studio delle opinioni pubbliche, considerate come un fenomeno di psicologia collettiva.” Nel Dizionario linguistico moderno, ed. 1956, di Aldo Gabrielli: “demodossalogia: neologismo composto del greco demos, popolo; doxa, opinione; e loghia, da logos, discorso, trattazione: esso vale quindi, alla lettera: studio della pubblica opinione. Un centro di demodossalogia fiorisce nel 1939 presso l’Università di Roma, ed è il primo istituto sorto in Italia col fine di promuovere, coordinare, aiutare con ogni mezzo gli studi e le indagini riguardanti le opinioni pubbliche considerate come fenomeno di psicologia collettiva. Questi studi interessano, in sede teorica, le scienze sociali, filosofiche, storiche, ecc., in sede pratica, le attività politiche, giornalistiche, commerciali, ecc. ecc.”. Nel Vocabolario illustrato della lingua italiana di Devoto-Oli, prima edizione 1967, rist. 1978, così è definita la “demodossalogia (o demodossologia) s.f. Lo studio dei presupposti psicologici e sociali dei processi informativi e formativi dell’opinione pubblica, ai fini di stabilire la combinazione più conveniente tra la notizia, il pubblico e lo strumento di diffusione (giornale, radio, cinema, ecc.) [Comp. di  demo-, del gr. doksa “opinione” e –logia]”. Il Dizionario inglese-italiano, italiano-inglese di Giuseppe Ragazzini, ed. 1995, recita: “demodossologia, f. study of the formation of public opinion”. Lo ZINGARELLI della lingua italiana, ed. 2001, riporta “demodossologia o demodossalogia” con significato analogo ai precedenti; nello stesso vocabolario (ma simili anche in altri): “dossologia (1) voce dotta, gr. doxologia, comp. di doxa “opinione, lode” e di -logia “-logia”. Nel 1830} s.f. Brano liturgico glorificatore, usato nei riti cattolico, romano e bizantino”;  “dossologia (2) [comp. del gr. doxa “opinione” e –logia; nel 1951 s.f. Demodossologia”. I decani della demodossalogia italiana Dora Drago e Giulio D’Orazio prediligono e consigliano la dizione “demodossalogia” o meglio “demodoxalogia”.

Archeodemodoxalogia“: neologismo composto dall’autrice per definire quel complesso di osservazioni e studi legati alla ricerca di costanti demodoxalogiche in algoritmi ambientali del passato, considerando che ogni documento esistente è una comunicazione immanente che l’ambiente di provenienza continua a inviare a qualsiasi soggetto ricevente. Molti documenti del passato “danno notizia” [riferiscono un fatto avvenuto], dello stato dell’arte della tecnologia coeva in modo casuale (quindi da definire comunicazione semplice e/o “involontaria”), quando nel paesaggio o ambientazione di un dipinto siano rappresentati macchine, utensili di cucina, mezzi di trasporto, armi e armature, abitazioni ed edifici, tecnologie varie senza particolari distorsioni, altro che quelle determinate dalla volontà o emozione dell’artista. Quando però tale rappresentazione è stata commissionata da qualcuno allo scopo di inviare un “messaggio” [volontà di utilizzare una notizia per incidere sulla formazione dell’opinione pubblica e indirizzarne la formazione del giudizio], molto probabilmente tali oggetti:

  • a) saranno rappresentati con orgogliosa perfezione ed evidenza;
  • b) ne sarà attribuito il merito a qualcuno;
  • c) potranno essere rappresentati a contrasto di altre tecnologie e prodotti tecnologici, di qualità superiore o inferiore, a seconda degli scopi comunicativi;
  • d) offrono generalmente un quadro socio economico dello stato dell’arte tanto della ricerca scientifica, quanto delle credenze, oltre che l’interazione – al momento – delle stesse; l’uso di primi, secondi o terzi piani, oppure dello sfondo per la collocazione di tali oggetti contribuisce alla formulazione del messaggio;
  • e) fanno parte della formulazione del messaggio la sequenzialità di rappresentazione, qualunque altra tecnica o materiale di allestimento dell’opera;
  • f) la descrizione dell’ambiente, delle sue dinamiche e del paesaggio fornisce notizie relative al clima, alla stagione, alla viabilità, all’urbanistica, a tutto quanto costituisce lo stato socio-economico-ambientale del momento.

Questo ultimo punto può costituire tanto comunicazione (oggettiva, soggettiva e/o volontaria) quanto messaggio (comunicazione enfatizzata o ridotta, finalizzata e volontaria). L’archeodemodoxalogia individua quindi le costanti qualitative del sistema ambientale in algoritmi precedenti alla formulazione della disciplina demodoxalogica come tale, utilizzando come fonte aperta qualsiasi forma di comunicazione, specialmente se organizzata, o messaggio, che si riferiscano all’ambiente in un certo spazio-tempo. In demodoxalogia, per “ambiente” va intesa l’interazione socio-economica fra territorio, popolazione, risorse tangibili e intangibili in un determinato spazio-tempo. Tale interazione può essere assimilata a quella fra gli angoli interni di un triangolo: in equilibrio se equilatero; in disequilibrio variabile al variare della lunghezza dei lati e relativa ampiezza degli angoli. Stabilito lo spazio-tempo nel quale ricercare eventuali risultanti, si ricercheranno, misureranno e organizzeranno in modo criticabile e confrontabile tutti gli elementi costituenti (per presenza o per assenza) le comunicazioni, i messaggi disponibili, i documenti e i reperti oggettivi. Misura e organizzazione dei dati vanno ispirate a criteri di tipo statistico, con molta attenzione alla costante consapevolezza della qualità del campione e delle procedure. Una volta rilevati i dati il più possibile aderenti alla loro qualità intrinseca, oltre che apparente, se ne tenteranno una o più interpretazioni. I dati apparenti e/o oggettivi andranno valutati da più punti di vista, anche reciprocamente, nel tentativo di conoscere la verità. Il rapporto fra oggettività qualitativa riscontrabile e forme di apparenza prestigiosa, analizzato per le singole componenti costituenti il messaggio, ma anche per il messaggio nel suo insieme, fornirà una o più scale di riferimento per valutare quanto si sta facendo o si intende fare oggi. Possiamo considerare Giovan Battista Vico come, finora, il più famoso dei demodoxalogi ante litteram, per la sua visione della storia come una serie di corsi e ricorsi di eventi. Le costanti demodoxalogiche delineano la storia non tanto come una successione di eventi, magari ciclicamente ripetuti, ma ricercano i nessi che generano gli effetti ciclici di successive modifiche ambientali, essenzialmente valutabili attraverso lo stato dell’arte della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica. Le modalità di attuazione generano a loro volta una tecnologia socio- economica di valenza anfotera.

Le innovazioni tecnologiche nascono dalla ricerca scientifica sposata al potere che ne finanzia l’attuazione. La ricerca scientifica trasformata in innovazione tecnologica applicata a grandi opere oppure ad opere e servizi di ampia diffusione, conferiscono ad un gruppo sociale piuttosto che a un altro, in un dato spazio tempo, prestigio, denaro e potere. Tali frutti, compreso l’eventuale miglioramento e/o cambiamento della qualità della vita di uno o più gruppi, hanno costi di produzione palesi e dichiarati, ma ne sottendono altri occulti, spesso a carico di coloro che dovrebbero esserne i destinatari-beneficiari. Tali costi saranno calcolabili e diventeranno palesi all’opinione pubblica, nella loro quasi totalità, solo nel lungo termine, quindi a posteriori dell’attuazione del progettato e su un raggio molto più ampio del previsto. L’osservazione e l’analisi di algoritmi ambientali ormai passati, anche molto remoti, può offrire una sintetica, ma abbastanza esaustiva e attendibile informazione sullo stato dell’arte della ricerca scientifica e conseguenti innovazioni tecnologiche coeve del periodo considerato. Essendo l’algoritmo socio-ambientale considerato concluso da tempo, se ne possono conoscere quegli effetti di impatto nel lungo raggio e termine, così difficili da valutare a priori. Poiché si suppone che nel tempo moderno, dove si intende realizzare un progetto, la sua realizzazione seguirà un analogo iter ambientale già implementato in passato, osservando algoritmi passati si potrà ragionevolmente ipotizzare quanto sta effettivamente accadendo e quanto potrà ragionevolmente accadere nel breve, medio e lungo termine a seguito della realizzazione del progetto stesso e nel breve, medio e lungo raggio.

La ricerca scientifica e le relative innovazioni tecnologiche migliorano se stesse in progressione geometrica, in base al livello già raggiunto ed implementato, in ogni punto del globo affine per stato dell’arte tanto di ricerca scientifica, quanto di tecnologia applicata. Ogni imposizione di tecnologia imposta, o comunque importata da ambienti con livelli di sviluppo diversi, ma coevi, darà origine a impatti ambientali (interazione fra territorio, popolazione, risorse tangibili e intangibili) difficilmente calcolabili a priori e difficilmente sanabili o compensabili a posteriori. A prescindere da ogni etica considerazione, si dovrebbe ritenere conveniente tentare di valutare a priori l’economia, la convenienza qualitativa e  gli effetti collaterali delle colonizzazioni a mezzo di tecnologie non autoctone. Importare velocemente e violentemente nuova tecnologia, o modelli economici altri, offre una idea di convenienza parziale, settoriale e spesso anfotera.

Le campagne daciche di Traiano offrirono ed imposero all’ambiente colonizzato gli abbondanti frutti della ricerca scientifica dei popoli che costituivano l’impero romano. Tra i costi (quindi nell’economia generale dell’operazione) vanno annoverati anche il genocidio dei Daci, una deforestazione degna dei Fenici al tempo di Salomone, un rifacimento urbanistico invidiabile dai futuristi e una ristrutturazione socio-economica imponente e bilaterale. Spesso, gli ambienti modificati rapidamente dall’esterno superano settorialmente il maestro. L’esportata “civilizzazione”, così nota al colonizzatore in patria, viene acquisita o subita in fretta e settorialmente dai colonizzati. Gli ambienti ospiti possono essere tanto diversi da costituire un intero gruppo di variabili interdipendenti  – mai calcolate all’epoca del progetto in patria – che, sommandosi algebricamente alle caratteristiche degli alieni, possono produrre verso il colonizzatore e il sistema economico esportatore un effetto boomerang. Tale effetto si manifesta generalmente con magnitudo e tempi imprevisti, tangibili e intangibili, ma senz’altro prevedibili e in parte calcolabili al momento del progetto di esportazione-colonizzazione.

La storia della Repubblica di Venezia, “Serenissima” in quanto basata su criteri di qualità, può essere considerata un insieme di algoritmi ambientali che si estendono per circa sette secoli su numerosissimi scenari: una enciclopedia della qualità, della demodoxalogia, delle dinamiche socioeconomiche e di prestigio, degli impatti ambientali di ricerca scientifica, innovazione tecnologica e loro reali convenienze. Descrive la parabola completa di ascesa e declino di un ampio, articolato, complesso e perfetto meccanismo elevato a metodo e sistema.

La Colonna Traiana offre una più compatta ricchezza categorica di elementi rappresentati, che  la rendono simile a un prontuario di rapida consultazione, esaustivo sia settorialmente che complessivamente. La narrazione scolpita offre immagini quasi sinottiche di micro e macro ambienti, loro risorse, loro autoctono livello di evoluzione tecnologica, interazione ambientale, modale e d’immagine. Sovrapposta e imponente, vi si glorifica la mutazione determinata dalle innovazioni tecnologiche e modali applicate da terzi estranei all’ambiente invaso.

Le formulazioni comunicative consapevolmente demodoxalogiche offrono un sorprendente, completo abbecedario ante litteram della comunicazione mirata a settori (i “pubblici”) dell’opinione pubblica, che conferma la “progressione” storica per spire (ex grege, le due campagne illustrate).

La colonna voluta da Traiano, a imperituro memento del suo operato e celebrazione eterna di gloria dello stato dell’arte della tecnologia conquistatrice del suo impero, è una strabiliante consapevole sintesi tanto di abilità progettuali che comunicative, che precede – ottimamente – di parecchi secoli tanto la filosofia di Vico, quanto la teoria che la pratica demodoxalogica degli anni Trenta del secolo scorso, ma per certi aspetti anche la Inde (indagine demodoxalogica) contemporanea. I messaggi enucleabili sono numerosissimi e possono essere assimilati, nel loro insieme, alla pubblicità costante tendente alla saturazione di massa di ogni tipo di fascia dell’opinione pubblica. Abbraccia più settori, articolandosi in registri diversi, indirizzandosi a “pubblici” diversi, ma anche all’opinione pubblica nel suo insieme, di qualunque Paese e mentalità.

Il messaggio più evidente e leggibile nella sua articolazione è quello basato sulla figura-icona, che Traiano attribuisce a se stesso: condottiero, ingegnere, governatore, amministratore, esperto di ogni logistica, abile interprete dei valori più convenienti da presentare all’opinione pubblica, sottile comunicatore e imperatore, uomo dal potere così a lui congenito, da potersi permettere l’umiltà.

Traiano presenta se stesso come unica fonte di parametri certi e unificati, quindi, unico faro di certezza, serenità amministrativa e gestionale. In seguito avremo Enrico I d’Inghilterra, che impone per legge le sue misure anatomiche quale parametro di riferimento per l’unificazione delle unità di misura in tutto il suo regno. Più tardi ancora, Napoleone Bonaparte impone ai Paesi conquistati la colonizzazione da sistema metrico decimale. La Gran Bretagna ne rimase fuori, ma la crescente unificazione dell’Europa le consigliò, negli anni Settanta del secolo scorso, di sostituire le misure standard di Enrico I con quelle elaborate dagli scienziati di Napoleone. La globalizzazione sta oggi imponendo di fatto a tutti le norme dell’ International Standardization Organization.

L’insieme delle più di sessanta icone di Traiano costituiscono autonomo codice di opportunità comportamentale per chi gestisce o voglia gestire il potere: un vero abbecedario comunicativo scientificamente elaborato, proposto con arte e raffinata conoscenza della psicologia dei riceventi. Altri registri, ognuno primario nel suo genere, leggibili ciascuno tanto in modo autonomo quanto in relazione agli altri, offrono dettagliate descrizioni di ambienti, loro modificazioni, modalità operative, effetti a breve, medio e lungo termine delle stesse. Le essenze vegetali rivelano climi, forniscono scenari, materiali da costruzione, ambiti di applicazione di tecnologie del legno, di vari tipi di carpenteria,  di ingegneria, di logistica e scienza mineraria. I corsi d’acqua, i laghi ed il mare sono dominati dai prodotti dell’ingegneria navale, rivelano la consumata conoscenza dei comportamenti dei fluidi da parte dei Romani, la loro superiorità di potenza derivante dalla ricerca applicata all’innovazione tecnologica, in grado di imporsi a qualsiasi corso o massa d’acqua, tramutando costantemente un ostacolo naturale nel miglior alleato della conquista progettata.

La diffusione della cultura scientifica nei Corpi dell’esercito romano è rappresentata ovunque: la sanità militare, gli strumenti di misura, la versatilità degli armamenti e dei reparti del Genio (uno per tutti, lo scudo rettangolare: scudo da avambraccio, modulo dello schieramento a “testuggine”, barella, gerla, modulo di palizzata, appendi “abiti”, paracolpi con funzione simile a quella di un giubbotto antiproiettile, tetto…); i Daci precipitano nel fiume al rompersi del ghiaccio sovraccarico, i Romani sfoggiano una raffinata quantità e tipologie di ponti fissi o mobili, varietà di imbarcazioni e carriaggi, viabilità, innovazioni edilizie, moderne strumentazioni di rilevamento e telerilevamento, scienza idraulica e mineraria, che lasciano poco al caso. Dimostrano come le varie competenze specializzate, ma interattive e convergenti, rendano una moltitudine di uomini un meccanismo univoco di conquista e colonizzazione inevitabile e inarrestabile, specialmente se affiancata dalla formulazione e allestimento di messaggi “pubblicitari” con fini persuasivi e di costruzione del consenso, tanto di invasori che di invasi, di committenti (l’Impero, Roma) che di opinione pubblica mondiale (i vessilliferi, la truppa, i congedati, gli ambasciatori, i visitatori di Roma, gli imprenditori, investitori nazionali e internazionali…).

La narrazione iconografica traianea offre all’osservatore gli effetti dell’imposizione di tante e tali innovazioni scientifiche, nuove tecnologie, operatività applicative di innovativi criteri gestionali, di nuovi codici comunicativi e del loro impatto ambientale. L’ambiente dacico, prima dell’impatto tecnologico imposto da Roma, era fondato su equilibri poggiati su una tecnologia di adeguamento umano alle condizioni ambientali circostanti, più tendente alla difesa delle persone che a drastiche offese al territorio. I romani importano, con violenza e in tempi brevissimi, che non lasciano spazio a nessuna naturale evoluzione da parte dei vinti, una quantità impressionante di innovazioni scientifiche e tecnologie applicate, già implementate, che si impongono a qualsiasi condizione ambientale, dominandola. La coerente, rapida e certa amministrazione della giustizia fornisce altri parametri modali di riferimento. I nativi, secondo i loro parametri, tenderanno a reagire per conservare se stessi e il loro ambiente, ma, con fasi alterne, fino alla soluzione finale, verranno a patti con l’improvvisa modernizzazione imposta dall’esterno.

Vengono descritti episodi di collaborazionismo, terra bruciata, guerriglia, diplomazia, ecatombe di persone e animali, distruzione di foreste, costruzione di istallazioni romane, sottomissioni dei Daci, esodi, colonizzazioni territoriali, spoliazioni sistematiche. Ciò che appare più evidente è che le campagne daciche sono essenzialmente campagne di esportazione-imposizione-colonizzazione a mezzo di ricerca scientifica e innovazione tecnologica, di fabbricazione del consenso, piuttosto che campagne militari strictu sensu. Anche la descrizione delle poche battaglie costituisce più un florilegio di armamenti e tipologia di corpi militari scelti, di metodo strategico e gestionale, piuttosto che descrizione di azioni di guerra vera e propria. Che distrugga o costruisca, che combatta o imponga uno stato di pace, l’esercito di ingegneri all’occorrenza combattenti (e qui si pensi a Napoleone e alla sua campagna d’Egitto), certamente sconvolge con violenza gli ambienti in cui va ad operare.

La poliforme, polifunzionale, ma unica figura di Traiano presente circa sessanta volte su una lunghezza di duecento metri, indica la necessità di fruire ovunque di parametri di qualità condivisi (si pensi ancora al sistema MKSA e alle norme ISO, ma anche al concetto di codice), più o meno forzosamente. La certezza di parametri di riferimento comunque condivisi, porta alla serenità gestionale e alla certezza di esistenza del diritto sancito e condiviso. Dura lex, sed lex… Nel pathos narrativo, Traiano utilizza la propria figura come icona comunicativa di serena certezza (con la stessa finalità la Repubblica di Venezia si dirà Serenissima). Dovunque, con progressione e cadenza mirate, l’icona di Traiano sintetizza la gestione degli eventi legati alle campagne di conquista della Dacia. La sua icona apre, chiude o sancisce i messaggi, con la funzione che la modulazione di frequenza ha in radiofonia. L’icona si ammanta di forme diverse legate alla funzione, punto fermo di riferimento, collocata in un certo frangente, che egli, ottimo principe, vuole impersonare e vuole che venga recepita dall’opinione pubblica. Come sacerdote, il suo abbigliamento cambia a seconda del pubblico presente al sacrificio. Se la celebrazione avviene in ambito strettamente romano, dove Traiano si vuole mostrare pio verso quegli dei che così prodigiosamente ne assistono i successi, indossa la veste pontificale; se la cerimonia è pubblica, non strettamente riservata ai romani, Traiano veste al massimo la toga ed è a capo scoperto. Più che pio, appare potente in funzione sacerdotale se non addirittura il potente sulla terra che onora in qualità di egregio celebrante il sacrificio di altri. Durante la prima campagna indossa quasi sempre l’armatura da generale. Durante la seconda, quasi mai.

Sulla colonna è esemplificato in modo eccellente come sia più opportuno procedere per muovere, giustificare, imporre, avere e mantenere gloria da una o più campagne di conquista. Il “bouquet strategico comunicativo” guida il pubblico attraverso quanto Traiano non teme di ammettere, anzi, offre come protocollo operativo: dalle più svariate forme di persuasione, dal mantenimento delle promesse, da come persistere nell’infierire contro i conquistati perché collaborino oppure abbandonino per sempre le loro terre, a come motivare, gratificare e tenere saldamente in pugno il proprio esercito, a come organizzare le terre conquistate affinché, anche in assenza fisica dell’imperatore, tutto continui a funzionare come se direttamente sorvegliato dal suo acuto sguardo, in virtù dei codici di riferimento imposti e condivisi grazie alla convenienza promessa e mantenuta. Sottilmente, speculari alla onnipresente icona di Traiano, ovunque vengono fatti aleggiare il Fato e la fatalità dovuta al volere degli dei e della sorte. Traiano fa un uso oculato e simmetrico dell’iconografia celeste in supporto delle sue imprese. Giove Fulminatore, da sempre suo protettore, dal vento celeste scaglia la folgore risolutiva della vittoria romana; la Notte copre con un velo di pietà gli ineluttabili fallimenti dei Daci; il Sole stesso invita Traiano a prendere possesso della città conquistata; i fiumi moderano o frenano il loro corso per consentire costruzioni e passaggi dell’esercito romano; prodigi decifrabili dagli uomini comuni si manifestano a Traiano, rincuorandolo nella gestione della sua missione “civilizzatrice”, a lato di quella di rapina, sfruttamento e stabile dominio.

I messaggi legati alle manifestazioni divine sono infatti divisi qualitativamente come Fato superno e Fato spiegato al popolo, così da persuadere più fasce di opinione pubblica. Vittime e vincitori manifestano di essere stati perfettamente persuasi ad accettare quel Fato e quella sorte così prodigiosamente loro elargita da Traiano: ottimo principe; pontefice massimo; eccellente demodoxalogo, punto certo e coerente di riferimento, primus inter fratres, unico e certo leader [dux]. Traiano sciorina con sorprendente moderna attualità gli ingredienti fondamentali per la fabbrica del consenso. Ricorre alla persuasione occulta (elementi presenti nella scena come per caso, ma di grande suggestione: es. le teste mozzate impalate o i cavalli carichi di vasellame prezioso), al rinvio ad archetipi noti tanto all’opinione pubblica romana, quanto ai popoli romanizzati, che avrebbero potuto vedere il resoconto traianeo (robustezza e perizia dei soldati del Genio militare, efficienza della Sanità militare, autocoordinamento e sincronia funzionale dei vari reggimenti; adattabilità ad ogni circostanza (mietitura del grano, abilità estrattive, carpenteria mineraria); grandissime capacità gestionali e diplomatiche; vaste aree del “nastro narratore” mancano della presenza dell’imperatore e ne rinforzano l’autorevolezza: anche in sua assenza, il perfetto meccanismo da lui allestito, funziona perfettamente, serenissimamente.

Tutto quanto Traiano ha voluto che fosse scolpito nella pietra un paio di millenni fa sorprende per la sua moderna attualità.

I protocolli che emergono dalla colonna traiana come fonte aperta sono pressoché identici a quelli che emergono dalle effemeridi dei giornali a stampa oppure tele e radio giornali dei nostri giorni.

Ciò si verifica perché la storia dell’umanità non è composta da una successione di eventi, bensì da una successione di modifiche ambientali. Le spire, sempre più ampie ed ognuna frutto della combinatoria delle sommatorie di sviluppo tecnologico di ogni segmento considerato, ripetono se stesse. Ad ogni evoluzione, corrisponde una situazione di nuovo stato nascente, destinato ad una sua parabola di spazio-vita. In ogni spira si perseguono “nuovi” obiettivi, che appaiono tali per il diverso apporto di ricerche e conoscenze scientifiche applicate alla tecnologia ambientale. Motore dell’avanzamento della spirale è la speranza di profitti sia tangibili che intangibili. L’ambizione umana al perseguimento settoriale di immagine, convenienza, potere sono limitati soltanto dal margine di sopportabilità e convenienza economica di sfruttamento, in senso lato, dell’ambiente considerato nel breve, medio, lungo e lunghissimo termine, ma anche in rapporto alle dinamiche globali. Gli unici veri scopi sembrano essere successo e prestigio ottenuti ad ogni costo, possibilmente attribuendo i costi alle vittime. Traiano riunisce, condensa ed esemplifica nella sua narrazione iconografica tutte le costanti (quindi sempre valide, benché antiche) necessarie al successo politico, al prestigio, alla salda impugnatura del timone della formazione dell’opinione pubblica. E’ un abbecedario di valenza anfotera, valido tanto per chi voglia il successo a qualunque costo, quanto per chi cerchi un successo con il minor costo ambientale possibile. Da questo studio l’autrice ha coniato il termine “archeodemodoxalogia”, con il quale vuole indicare quel complesso di osservazioni su fenomeni di natura demodoxalogica enucleabili da reperti provenienti da epoche sufficientemente distanti da poter consentire la valutazione anche nel lungo e lunghissimo termine di comportamenti ambientali avvenuti nel passato. La demodoxalogia si basa su criteri e parametri, come la qualità o una qualsiasi geometria. Per quanto ogni stato nascente sia intrinsecamente nuovo, la archeodemodoxalogia può offrire sintesi di itinera già implementati. Anche in un’epoca quale la nostra, dove le possibilità di scambiarsi informazioni sembra infinita, non è detto che per questo migliori la capacità di giudizio dei ricercatori, dei tecnici, dei gestori di potere. La demodoxalogia si basa sulla elisione di elementi depistanti sovrapposti o affiancati alla notizia di un “fatto accaduto”, per individuarne l’origine, il messaggio intrinseco all’interno del messaggio apparente. Altresì può apporre o affiancare elementi strumentalizzanti al fatto accaduto, confezionando il messaggio da comunicare all’opinione pubblica. L’iconografia scolpita sulla colonna descrive un processo completo articolato per sinusoidi descrittive di tutti i comportamenti e le modalità adottate per l’attuazione del progetto, il loro impatto ambientale e relativi feeds back, tangibili e intangibili. Illustra chiaramente come una superiore cultura tecnologica frutto di ricerca scientifica diversificata e consapevolezza comunicativa sia in grado di imporre la volontà di chi la possiede a chi è a uno stadio di conoscenza meno elaborato. Dimostra l’effetto conclusivo dell’algoritmo. Sappiamo dalla storia successiva che i vantaggi così evidenti nel racconto sono molto legati anche al prestigio-potere che Traiano si era andato costruendo fin dai tempi della Siria e sulla scia della gloria di suo padre. Il successo delle campagne traianee era legato al raggiungimento del loro scopo principale: conquistare, spogliare e colonizzare una regione fertile (un granaio alternativo a quelli del Mediterraneo) e ricca di giacimenti minerari, oro in particolare, ma presentandole all’opinione pubblica come inevitabili interventi di salvaguardia del territorio e della dignità di Roma. “Traiano Dacico” sancì il Senato. Nei tempi successivi tali scopi e utilità divennero meno agibili e difendibili, soprattutto meno convenienti. L’opinione pubblica era formata da pubblici diversi e demodoxalogi della qualità di Traiano, più che rari. La Storia seguente ha già fornito notizia degli effetti a lungo termine della qualità del sinolo fra ricerca scientifica e innovazione tecnologica applicate dai Romani per colonizzare e mutare la Dacia in Romania.

Bruno Zarzaca ©reative ©ommons BY NC ND 1997-2022