24 bis/les demoiselles d’Avignon

Il primo viaggio del Tvtanic è concluso. Più o meno come la prima e unica crociera del Titanic. Contro un iceberg, contro se stessi: sento già l'uggiolina delle cose andate strane. Ma soffia un'aria nel porto di Brest: "Yet each man kills the thing he loves, tatataaa tataaa tataaa"; sembra il carcere di Reading ma è un bordello. E allora, come l'Araba Fenice il Tvtanic risorge dalle proprie ceneri e riparte. Cambiando le carte in tavola oops, cambiando stile. Senza preoccupazioni di forma e sostanza, parole immagini suoni... Un'opera, un artefatto come un blog, può (dovrebbe) esprimersi in modi diversi: lo stile cambia con le persone che gli danno vita. E se la storia non è lineare, figuriamoci le disparate vicende umane! Al subcapitano non piace il marinaio macquerelle (sui gusti non si sputa), il subcapitano preferisce libri e puttane: ma les demoiselles d'Avignon è iniziato in un modo e terminato in un altro. Picasso disse che quel titolo da mercanti non gli era mai piaciuto: per lui quelle erano le puttane di Avignone. L'uniformità è una consolazione borghese, l'immutabile stile di vita degli androidi, un tranquillante per lo status quo. Così, fino al prossimo contrordine del subcapitano, un po' per gioco un po' perché no? il Tvtanic abbandona queste coordinate di spazio e tempo. Insomma, si riparte! Certo, quell'uggia allo stomaco dice che non ho digerito qualcosa; ma che? Le immagini mi passano davanti truccate, come battone frettolose. Libri e puttane, diceva Walter Benjamin, si possono portare a letto: "per tanti anni si fa tutto per amore, poi un giorno si ritrova come corpo ben formato sul marciapiede ciò su cui a scopo di studio si era sempre sorvolato". Cheers!

Tvtanic continua
Bruno Zarzaca ©reative ©ommons BY NC ND 1997-2022