25/Browse Runner verso Plutone

Certificate No. 319721
 Il certificato della Nasa col subcapitano browserunner_alfa a bordo della sonda "New Horizons" verso i confini del sistema solare.

Tvtanic approda

24 bis/les demoiselles d’Avignon

Il primo viaggio del Tvtanic è concluso. Più o meno come la prima e unica crociera del Titanic. Contro un iceberg, contro se stessi: sento già l'uggiolina delle cose andate strane. Ma soffia un'aria nel porto di Brest: "Yet each man kills the thing he loves, tatataaa tataaa tataaa"; sembra il carcere di Reading ma è un bordello. E allora, come l'Araba Fenice il Tvtanic risorge dalle proprie ceneri e riparte. Cambiando le carte in tavola oops, cambiando stile. Senza preoccupazioni di forma e sostanza, parole immagini suoni... Un'opera, un artefatto come un blog, può (dovrebbe) esprimersi in modi diversi: lo stile cambia con le persone che gli danno vita. E se la storia non è lineare, figuriamoci le disparate vicende umane! Al subcapitano non piace il marinaio macquerelle (sui gusti non si sputa), il subcapitano preferisce libri e puttane: ma les demoiselles d'Avignon è iniziato in un modo e terminato in un altro. Picasso disse che quel titolo da mercanti non gli era mai piaciuto: per lui quelle erano le puttane di Avignone. L'uniformità è una consolazione borghese, l'immutabile stile di vita degli androidi, un tranquillante per lo status quo. Così, fino al prossimo contrordine del subcapitano, un po' per gioco un po' perché no? il Tvtanic abbandona queste coordinate di spazio e tempo. Insomma, si riparte! Certo, quell'uggia allo stomaco dice che non ho digerito qualcosa; ma che? Le immagini mi passano davanti truccate, come battone frettolose. Libri e puttane, diceva Walter Benjamin, si possono portare a letto: "per tanti anni si fa tutto per amore, poi un giorno si ritrova come corpo ben formato sul marciapiede ciò su cui a scopo di studio si era sempre sorvolato". Cheers!

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23/e…nd

No, non è, possibile? è possibile, sì possibile, no, no possible, nope, possibile, is possible, yup, possible, no, non è? umano, e umano, e...nd, end.

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22/in un presente stretto

Il Tvtanic si avvicina all'iceberg nero, la primordiale concentrazione di energia della galassia. Come potrei dormire? E poi, che cazzo succede? Sdraiato nell'area relax dell'aeronave osservo il mio corpo dall'alto, faccio per uscire dalla stanza ma sbatto contro una figura scura che mi respinge indietro; rinvengo e capisco che la missione non è finita. Déjà vu. Sdraiato nell'area relax dell'aeronave sento qualcuno scavalcare il mio corpo e giacermi accanto, sgrano gli occhi ma non c'è nessuno. Déjà vu. Ma non sono solo nel mio viaggio? Qui, con addosso mille occhi di ghiaccio, difficile permettersi qualcosa di umano, nemmeno un nome. Innominato, ripeto, non innamorato. In questo presente così stretto, meglio che i sogni restino segreti. Non si comprende il passato senza una prospettiva davanti ai piedi e qui c'è solo il presente che affonda. Qui si vive di momenti immobili a occhi chiusi. Io sono nell'acqua dell'universo e nemmeno mi sembra di respirare in questo mare finto. Sembra perfino di abbracciare qualcuno (che non c'è, ripeto): il momento più umano, quando conquisti e sei conquistato; se sopravvivi quando riapri gli occhi. Comunque il buco nero si avvicina e stringe vieppiù il tempo.

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21/parole di distruzione di massa

Parole. La più effimera tra le armi di distruzione di massa. Perché siamo nati coccolati dalle parole, cresciuti innamorati delle parole e riconosciamo infinito credito ai linguaggi umani. Così qualcuno ne approfitta ignobilmente. Favole. Da piccoli ci hanno imposto il bene e il male, eppure ci piace ancora sognare isole che non ci sono. Però qualcuno racconta solo fantastiche bugie. Storie. Per addomesticare l'universo ai capricci dei satrapi della democrazia. Prostituendo il senso delle parole perché non sia più chiaro il progetto di conquista degli incappucciati. Leggende. Una dilagante precarizzazione della vita voluta all'unisono dalla confraternita inciuciona di governi e opposizioni. Intercambiabili da destra a sinistra (non c'è dialettica solo tra alto e basso): l'unica appartenenza è quella orizzontale di casta. Politicanti qualunquisti al soldo della combriccola di corporation che si credono dio (evidentemente un business non esclusivo delle chiese). Fantasie. Al circolo della caccia mascherano i delitti di corte con sapienza: ogni furto al bene comune sembra un passo per il progresso dell'umanità intera. Sembra incredibile. Eppure molti diritti umani considerati inalienabili sono già carta straccia. A cominciare dal lavoro, declassato ex lege in favore da elargire ai sudditi più fedeli: lavoro di scambio, a termine come i mandati elettorali. Voti in cambio di lavoro fino al successivo voto. Incubi. Morto un certo comunismo, agonizza tal quale il capitalismo. Casomai i sogni non fossero che belle parole. Inutili.

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20/realtà inumana e human virtuality

Si avvicinano inutili elezioni nell'antica provincia dell'impero: non potendo offrire peggiori spettacoli inpolitici, si servono nuovi eroi su un piatto di sangue mediatico. Per governo e opposizione un'altra imbarazzante occasione per concordare bugie di stato. Non ho voglia di ripetermi, né di pensare ulteriormente alle schifezze di lorsignori. Per me potrebbero anche andare a raddrizzare banane: one banana short of a fruit-salad. Insomma, non si può restare attoniti a guardare questo meraviglioso pianeta infestato dalla barbarie. Bisognerebbe almeno chiedersi se c'è qualcosa di umano in certe azioni; se c'è qualche calore nei corpi che sfioriamo ogni giorno; se ha ancora senso sbarcare ogni tanto da queste parti o se non sia diventato più ospitale lo spazio siderale. Perché, quando nuove esigenze di governabilità planetaria richiedono vecchie soluzioni, l'oppio dei popoli torna a essere un business. Ma vi pare accettabile che l'umanità sia deportata nelle realtà virtuali?

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19/finito col suo piccolo mondo

Un giorno bianco di caldo e sabbia. Chiudo gli occhi e apro un grande foglio, ruvido e candido, con sopra incerti contorni a matita di facce e spiagge quasi dimenticate. E sarebbero pure ombre e colori, se li ricordassi, si capisce. Comunque, tutto resta biancastro rugoso impietrito, anche quando scurisce il cielo. La notte sembra che il mare si appiccichi addosso, con le finestre aperte (che nella stanzetta si sciupano femmine e aria, tirandole giù grosse). Insomma, tutto finito il suo piccolo mondo: ora nel buio c’è il freddo silenzio delle voci familiari. Confinati dove non arrivano strade ma sogni insperati; in un'isola in mezzo al tempo, i bambini crescono presto, i vecchi stagionano bene: mondi insonni dell'infinito.

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18/ma piovono rane?

Sui muri c'è scritto "dio c'è", ma per strada non s'incrociano che robottini, altroché. Si buttano giù per provare a volare, come rane giù dalle nuvole nell'abisso scuro di certi pensieri. Con le belle mani rovinate da lavori di merda; lacrime di rabbia dagli occhi. E con sta puzza addosso, pure così vicini ci tocca stare!

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17/in giacca e giacché

Il subcapitano intuisce la rotta ma non riconosce altra autorità: ché popolarpopulista il capitano è sempre l'umanità. Conciofossesiacosaché, per non sbagliare, saluto e maledico un manipolo di androidi che si fottono quattro sirene sperdute: quattro fottute parole le incarto strette con un vaffanculo e seguo la mulattiera. Brave persone di giacca passeggiano con le mani in tasca e il respiro fiero. Non dite alle mamme che sono atipici: li credono disoccupati. I haven't haven... Non vorrei mancare l'appuntamento sopra la pioggia con Orione e un dubbio che mi fissa da lontano. La pecora elettrica scruta nel cielo oltre le nuvole: ormai sono una punta di stella, quando una che sembra umana mi sussurra da un angolo fumoso. Un disperato regalo per chi non ha più una cippa da razzolare in terra. Così domani abbrunirò le scarpe al sole e punterò un pensiero a poker. Non avrò risposte all'inquietudine, ma la via lattea è una meraviglia senza parole. E scriverò qualcosa, proverò a sognare, prometto sarò migliore: tutte bugie per non gettare altra vita ai cani feroci del gossip de noartri. Non c'è vino per dimenticare, purtroppo non sarà il vento a spazzare via la palta: un lieve soffio spezzerà le radici marce e porterà via sentimenti leggeri. Certe amicizie gelano il sangue. Un soffio forte sul castello di carte, l'imperatore di merda alza lo sguardo, le nuvole corrono via. Mancava qualcuno all'appello dei traditori: benvenuti miei cari umanoidi! ma dove cazzo andrete così di fretta? Credo la vostra rotta punti al cimitero degli elefanti: vi saluto con un altro vaffanculo. Giacchè un'ombra si confonde alla mia, nel silenzio dei passi del tempo, rilancio altrove.

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